Cisternone

Una breve introduzione prima della visita...

Lo chiamavano “Cisternone”, ma in realtà era un pozzo… e che pozzo! Siamo nel cortile della Scuola “Ricardi di Netro”, nel cuore della Torino antica. Una particolare struttura che ricorda proprio la forma del pozzo della Cittadella consente l’accesso ad una comoda scala che porta nel sottosuolo.
Raggiungiamo così le vestigia di un’opera disegnata da Francesco Paciotto d’Urbino, il costruttore della fortezza torinese. È l’ottobre del 1565 quando gli operai iniziano lo scavo che li porterà a raggiungere la falda acquifera, sedici metri nel sottosuolo. I lavori di sterro durano più di un anno e subito dopo comincia la costruzione delle parti più singolari dell’opera: due rampe elicoidali sovrapposte che permettevano ai soldati e agli animali di raggiungere la polla per dissetarsi e riempire i recipienti da portare in superficie. Le rampe erano illuminate da grandi finestre che si aprivano nel cilindro interno a cielo aperto.
Nei primi anni del Seicento iniziò la costruzione della parte esterna, veramente monumentale, con un diametro di venti metri e un portico, al piano terreno, sormontato da uno splendido loggiato a colonne. Purtroppo la struttura esterna, vittima di una demolizione imposta da ragioni belliche e poi dello scoppio della polveriera maggiore della fortezza, non sopravvisse. La parte sotterranea, con le sue belle rampe elicoidali, ne seguì la triste fine: provata dalle bombe dell’assedio austro-russo del 1799, fu completamente riempita di terra.
Ma non scoraggiamoci! La visita delle vestigia riportate alla luce in seguito agli scavi archeologici iniziati nel 1994 è affascinante e permette di vedere la parte inferiore di una delle due rampe elicoidali e il grande arco che coronava l’accesso alla vasca creata per raccogliere l’acqua, importante risorsa per abbeverare gli animali e dissetare i coraggiosi soldati della cittadella.

Nel Museo Pietro Micca è visitabile una dettagliata ricostruzione in legno del Cisternonei scala 1:50, fatta realizzare dal Centro Studi e Ricerche Storiche sull’Architettura del Piemonte (CeSRAMP)

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