Gallerie di contromina e PAA

Gallerie di contromina e Protezione Antiaerea

Durante la Seconda Guerra Mondiale il Comune di Torino, tenendo conto della Legge n.1915 del 20 dicembre 1932 che prevedeva in caso di guerra l’utilizzo a ricovero antiaereo di gallerie già esistenti per fornire la cittadinanza di nuovi rifugi, elaborò un progetto di recupero del sistema di contromina della cittadella ancora presente grazie anche ai ritrovamenti avvenuti negli anni dieci del secolo scorso da parte del Col. Pietro Magni. 
La principale norma applicativa da rispettare era quella legata alla profondità di queste per garantire l’incolumità della struttura in caso di colpo diretto da ordigno, per questo vennero recuperati i cunicoli più profondi a -12/-13 metri.
 
Tra agosto del ‘43 e marzo del ’44, con due lotti di lavori deliberati dal Podestà, tratti di galleria si misero a servizio dei circa 150 fabbricati soprastanti il percorso sotterraneo dei rami di contromina, utili per una capienza complessiva di oltre 5.000 inquilini (2 persone a metro cubo).
L’accesso avveniva tramite una serie di pozzi forniti di scala a chiocciola o alla marinara che collegavano le cantine degli edifici alle gallerie, che per l’occorrenza vennero attrezzate ad accogliere gli occupanti per l’intera durata dell’allarme aereo, con panche fissate lungo le pareti e un semplice impianto di illuminazione di cui è possibile ancora vedere traccia e qualche resto. Ogni rifugio pertinente al singolo palazzo era delimitato, per questo motivo vennero installati diversi cancelletti con la funzione di dividere ed organizzare al meglio gli spazi ed i metri utili destinati agli inquilini.

Ad oggi sono molti gli elementi a testimonianza di questi ricoveri antiaerei: da quel che resta degli impianti elettrici per la produzione della luce con canaline, isolanti e quadri comando in marmo, ai segni sulle pareti degli attacchi delle panche dove potevano attendere seduti i civili rifugiati durante l’attesa del cessato allarme, e ancora le innumerevoli scritte sui muri inneggianti il re, poi il duce, il comunismo, disegni di gerarchi impiccati, date, orari, nomi qualunque di gente comune che aveva trovato nelle gallerie un conforto contro le bombe alleate.
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